“Un motoscafo Riva è sempre restaurabile”.

Scopriamo oggi in questo articolo quali sono i modelli cult, come sono nati e come oggi rinascono alcuni dei pezzi più pregiati della storia della nautica italiana.

Motoscafi Riva in legno: certe barche sono per sempre

Per alcuni sono le più belle del mondo, altri farebbero carte false per averle e, probabilmente, c’è anche qualcuno a cui non piacciono, per chissà quale motivo. Ma una cosa è certa: tutti conoscono i Riva. Una rivista britannica negli Anni ‘90 realizzò un sondaggio tra i propri lettori circa il nome di barca da loro più conosciuto. Il risultato? Aquarama, uno dei modelli cult di Riva. Nel mondo sono pochi i paesi dove le barche di Carlo Riva non sono arrivate.

Un Riva Ariston a New York
Il Riva Ariston “Dolce Vita” a New York

Perché i motoscafi Riva valgono così tanto

“È stato il punto di forza del cantiere fin da subito – ci spiega Piero Maria Gibellini, presidente della Riva Historical Society, fondata nel 1998 proprio con Carlo Riva – e non c’erano rivali internazionali veri e propri, ma solo concorrenti sul piano locale. I Riva, invece, venivano distribuiti ovunque. E poi una di queste barche equivale a un assegno circolare”.

Il lavoro fatto intorno al marchio dalla creazione dell’associazione, ai vari club con soci, nel mondo, ha fatto sì che una barca Riva, ovunque sia nel globo, abbia un determinato valore sicuro. Carlo Riva è stato senza dubbio molto abile non solo a costruire e disegnare, ma anche a pubblicizzare e vendere i suoi Riva.

A sinistra Piero Maria Gibellini e a destra Carlo Riva

Gli anni d’oro dei motoscafi Riva in legno

Il periodo tra gli Anni ‘60 e ‘70, quando tutte le celebrità del cinema e non solo passavano le vacanze nella French Riviera a bordo del loro Ariston o del loro Aquarama ha lasciato un’impronta indelebile e ha avuto un ruolo nella consacrazione del marchio, tanto che ancora oggi un Riva rimanda anche a quelle immagini e a quei protagonisti.

“Nonostante questo – continua Piero Gibellini – non si pensi che una di queste barche ha un determinato valore solo perché è appartenuta a una star. Gli unici due che, secondo me, hanno un valore particolare legato ai proprietari, che può avere un suo peso nel prezzo, sono il Riva Junior appartenuto a Brigitte Bardot e l’Aquarama di Sophia Loren, che tra l’altro è in vendita”.

Brigitte Bardot sul suo Riva Junior – Photo Courtesy: Piero Maria Gibellini – Riva Historical Society

Il motoscafo Riva più bello di tutti

C’è anche un Riva classico che, a detta di molti, merita il titolo di “più bello di tutti”. Tra i sostenitori della tesi lo stesso Carlo Riva e Piero Gibellini. “L’Ariston è la barca di cui mi sono innamorato – spiega Piero Gibellini – ne ho acquistato uno nel 1989. Per me e per l’Ingegnere (Carlo Riva n.d.r.) era, ed è, la più bella. Questo disegno ha il fascino di prescindere da tutte le logiche di mercato e di utilizzo. Non si può dire che sia la più comoda, ma è la più pura in assoluto”.

Photo Courtesy: Piero Maria Gibellini – Riva Historical Society

Dall’inizio degli Anni ‘50 fu proprio l’Ariston l’unico modello che rimase a listino per tutta la gestione Carlo Riva, in produzione fino al 1971. Nel tempo venne poi affiancato dal Super Ariston, poco più lungo e più potente, che rimase in produzione fino al 1974.

“Quando si parla delle più belle, non si può dimenticare il Tritone, che per molto tempo è stato uno dei modelli di punta, nonché il predecessore dell’Aquarama, nato poi sullo stesso scafo. Il fascino del Tritone era così forte, che l’Aquarama impiegò circa 5 anni a farlo uscire di produzione”.

L’Aquarama, il motoscafo Riva per eccellenza

L’Aquarama è forse tra tutti il modello più famoso e nacque su richiesta esplicita dei clienti che volevano un Tritone più pratico. Per non rovinare la linea perfetta delle barche – basti pensare alla “poppa Carlo Riva”, che si sviluppa come un volume unico senza soluzione di continuità – il Tritone era, alla prova dei fatti, poco pratico.

L’Aquarama, entrato in produzione nel 1962, portò migliorie, come la falchetta al perimetro del trincarino di prua per appoggiare i piedi o un prendisole di poppa più semplice da raggiungere. Nel 1969 arrivò l’ultima versione della carena, la più dolce in navigazione, e il processo di vivibilità culminò nel 1972 con l’Aquarama Special, nato sulla carena del Super, che si riconosce per la poppa più allungata, attraversata da un camminamento che termina in una plancetta da bagno (soluzione che oggi vediamo sempre più grande e su ogni tipo di barca) per rendere più agevole l’accesso all’acqua.

Dall’inizio del secolo con i primi prototipi, antecedenti alla produzione in serie, di Serafino Riva, che per primo si cimentò nel costruire barche da diporto facendosi un nome nella motonautica, i Riva in legno hanno attraversato quasi un secolo, fino al 1980 e all’Olympic, ultimo modello in legno rimasto a essere prodotto in serie, escluso l’Aquarama Special, rimasto in listino fino al 1996, dal ‘90 prodotto a richiesta.

Come si restaurano i motoscafi Riva

I motoscafi più famosi del mondo sono, però, ancora oggi in splendida forma. Come? Grazie al lavoro di persone come Romano Bellini e la sua azienda, Bellini Nautica, che porta avanti con i figli Battista, amministratore delegato, e Martina, responsabile marketing.

Riva-Romano-Bellini
Romano Bellini a bordo di un Aquarama della collezione

“Un Riva è sempre restaurabile” racconta Romano Bellini che, pur non essendo maestro d’ascia, lavora al restauro di barche in legno da tutta una vita. Basti pensare che il primo Riva se lo comprò a 16 anni e oggi possiede la collezione più grande del mondo (Leggi qui l’articolo)

“Nel restauro – continua Romano – lavoriamo principalmente con i Riva e facciamo al massimo una decina di barche all’anno, non di più. Per ogni barca servono in media 9-12 mesi.

Tutto parte con un’analisi della barca, delle condizioni dello scafo, dei motori e delle tappezzerie. L’obiettivo è di ripristinare sempre le parti originali, ma ci sono anche delle volte in cui non è possibile. Per il legno, la scelta della materia prima è fondamentale: i tronchi che utilizziamo devono essere perfetti, a seconda delle parti della barca.

Photo Courtesy: Bellini Nautica

Per il cruscotto, ad esempio, devono essere senza venature, come voleva Carlo Riva. Il mogano che i nostri maestri d’ascia impiegano sui Riva deve rimanere almeno cinque anni a stagionare. Per le tappezzerie, ci rivolgiamo allo stesso tappezziere da quarant’anni e questo vale per le cromature, che hanno bisogno di processi molto particolari.

Photo Courtesy: Bellini Nautica

Ci vuole tanta passione, perché è un lavoro meticoloso, dove non si può essere superficiali o frettolosi. Pe riportare un Riva al suo splendore originale servono, per esempio, trenta mani di vernice. E, prima delle ultime due, la barca va messa in acqua per vedere che tutto sia a posto, dai motori alla tenuta. Tengo a ogni singola imbarcazione che mi affidano, come se fosse la mia, anche perché sono pezzi di storia che vanno conservati al meglio.”

Gregorio Ferrari


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